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02/10/2019 - Sentenza della Corte di giustizia del 21 settembre 2019 - informazione - presunzione innocenza

La Corte di giustizia interpreta la direttiva 2012/13/UE e la direttiva 2013/48/UE, rispettivamente sul diritto all’informazione e ad avvalersi di un difensore nei procedimenti penali, nel senso che si applicano anche ad una procedura giudiziaria che, sebbene non conduca ad una pena in senso stretto, dia comunque luogo ad una misura privativa della libertà, purché tale misura autorizzi non solo per motivi terapeutici, ma anche di sicurezza, il ricovero psichiatrico coatto di persone che, in stato di demenza, hanno commesso atti che costituiscono un pericolo per la società. In particolare, la citata direttiva 2012/13 deve essere interpretata nel senso che le persone sospettate di aver commesso un reato devono essere informate dei loro diritti il più rapidamente possibile e, al più tardi, antecedentemente al loro primo interrogatorio da parte della polizia. Infine, l’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali, insieme all’art. 8, par. 2 della direttiva 2012/13 e l’art. 12 della direttiva 2013/48 ostano ad una normativa nazionale che autorizza tale ricovero se tale normativa non consente al giudice competente di verificare che i diritti procedurali previsti da tali direttive siano stati rispettati. In ogni caso né la direttiva 2016/343 sulla presunzione di innocenza, né la Carta di Nizza/Strasburgo si applicano ad una procedura giudiziaria di ricovero psichiatrico coatto a fini terapeutici 1) poiché esiste il rischio che, tenuto conto del suo stato di salute, la persona interessata sia un pericolo per la sua salute o quella di terzi e 2) nessun elemento del fascicolo sottoposto alla Corte consente di ritenere che una simile procedura di ricovero psichiatrico coatto a fini terapeutici, costituisca un’attuazione del diritto dell’Unione (vedi art. 51, par. 1, della Carta).

Testo integrale della sentenza

La Corte di Appello di Salerno applica il CAF (Common Assessment Framework) alla propria organizzazione come strumento di miglioramento continuo.

BUONE PRASSI
(best practices)

Ufficio del processo e ragionevole durata: la Banca Dati Digitale Conciliativa (BDDC).